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venerdì 12 dicembre 2008

Una zia molto, molto particolare. 1

Conobbi la mia ex moglie che avevo venti anni appena e lei ventinove; là, in quel paesino del meridione, che a malapena conoscevo, dopo qualche mese lei , Agnes ( nome convenzionale) cominciò a portarmi in giro a conoscere le sue zie e zii, circa sette in tutto! Quella che però colpì la mia curiosità fu zì Erminia, la più giovane sorella della mia suocera. Subito risultò simpatica, aperta ed accomodante. Dai modi spicci e dalla parlata a dir poco colorita, inframmezzava le frasi con epiteti tipo “ quella zoccola” oppure “rotta in culo, ed ancora bocchinaria, si, non è un errore, proprio bocchinaria. Certo non dai primi momenti, ma man mano che la conoscenza si approfondiva, e le frequentazioni si susseguivano, ella si lanciava a ruota libera giù per turpiloqui che avrebbero fatto impallidire uno scaricatore di porto ( senza offese per la categoria, ma è solo un modo di dire colorito); per parte mia, abituato ai rigori dell’istituto religioso che da piccolo mi aveva accolto e formato, quel parlare mi seduceva introducendomi in aree della perversione del tutto sconosciute. A ciò si aggiunga che spesso le posture della cara zì Erminia, erano tali da lasciare intravedere ampie parti delle cosce bianchissime e senza alcun difetto, quando per esempio si sedeva sul basso scannellino in giardino, oppure se stava china, da dietro si vedevano le gambe fino alle mutandone candide e pulite, nonostante i suoi cinquantasette anni suonati, e la gamba sinistra che la costringeva a claudicare, in modo leggero, ma caratteristico; badava alla casa ed accudiva ad un orto di tutto rispetto. Disgraziatamente per lei, dopo qualche anno che ci conoscevamo, le morì zì Pietro, uomo mite e padre di famiglia irreprensibile, lavoratore e accorto. Il terremoto e le lungaggini burocratiche, non le avevano consentito di riparare la casa, che aveva subito qualche danno, ma non strutturale, per cui si decise a parlarne con me, che lavoravo da anni nell’edilizia. Ci accordammo affinché per economizzare il tutto avrei eseguito i lavori di sabato ( giorno che non lavoravo in cantiere) così la frequentazione divenne assidua e le confidenze più strette e senza tabù ( termine di cui zì Erminia ha sempre ignorata l’esistenza) . Un sabato di fine giugno, verso sera, terminato il lavoro di quel giorno mi invitò a farmi la doccia, là, nel giardino, in un angolo riparato, appositamente attrezzato. Ebbi la sensazione ( o la speranza ) di essere osservato, il solo pensiero mi pervase di eccitazione. E, nudo sotto il getto d’acqua mi agitavo, con il pene ritto e scappellato che batteva a destra ed a sinistra sui fianchi in quella danza dimostrativa. Non sapevo se avevo avuto spettatori o era stata solo una mia fantasia, mi asciugai, e rivestito, incontrai zì Erminia per salutarla, ella stava seduta sulla panca davanti alla cucina con la gamba sinistra distesa e le mani che la massaggiavano scorrendo su e giù per la coscia, con la gonna tirata meravigliosamente su, contemporaneamente turpiloquiava a distesa e senza freni. N’ebbi sincera compassione e mi offrii di aiutarla, le chiesi se avesse una crema antinfiammatoria, e avutane conferma positiva la costrinsi ad alzarsi e l’accompagnai nella attigua camera a pianterreno, dove c’era un divano letto. Ella si distese carponi sul divano e sollevata la gonna cominciai a massaggiare la gamba florida e dalla pelle splendidamente liscia, la mie mani si muovevano in sincronia su e giù per la coscia di zì Erminia. Cominciai ad eccitarmi , e ciò mi induceva a salire sempre più in alto, fino a toccare ed urtare le chiappe e la figa della vecchia zia; stavo già allupato da paura con il cazzo duro che pulsava di vita propria, nel movimento, inavvertitamente, il mio cazzo duro venne in contatto con la sua gamba, poco sotto la curva del ginocchio mi discostai d’istinto, ma alla corsa successiva della mano destra quando questa urtò la fica , il suo bacino si inarcò all’indietro in un gesto di aperto invito; la vista mi si offuscò, il fuoco che partiva dai coglioni e saliva via via su per la schiena mi avvampò la testa, mi strofinai con vigore poggiato sulla coscia sotto di me, e la mia mano ispezionava la sua fica dopo aver discosto le mutande, ella ansimava e si offriva oscenamente, la mia mano che sgrillettava la sua fessura era impiastricciata insieme ai suoi peli di colore misto nero tendente al grigio e bianchi, intriso di umore appiccicoso e semitrasparente, dal sentore deciso, tipico del sesso delle femmine allupate. La tirai giù dal divano ponendola ginocchioni per terra, le aprii la fica ed introdussi il cazzo tosto e scappellato, dalla cui sommità gocciolava alcune lacrime lubrificanti. Il glande trasbordava dall’asta con uno spessore notevole, quasi una cappella di fungo, la penetrai con lentezza incontrando una resistenza inaspettata, ma graditissima, lei sbuffava ,soffiava e mi apostrofava con “ porco figlio di zoccola, fai piano, rotto in culo ecc...” ma alla fine glielo ficcai per bene tutto dentro, tenendola ferma per i fianchi la bloccai fermo per lunghi minuto, ella contorceva il culone grosso e spropositato che la natura le aveva dato in dono, avvertii le contrazioni ritmiche della vulva, poi interruppi il gioco e senza preavviso e di scatto lo tirai fuori, la fica gorgogliò e da lì scolava liquame, lo stesso di cui era intriso il mio cazzo, la zia urlo ed imprecò , le poggiai la cappella unta di sborra femminile davanti al buco del culo, esercitando solo una leggera pressione, lei sobbalzo e mi minacciò, sfidandomi a non farlo, riempiendomi di “ stronzo figlio di una cooperativa di froci” io le manganellavo il sedere e le chiappone enormi col cazzo a mò di clava, e quando decisi che si era asciugato per bene, puntai deciso alla fica e brutalmente la fiondai di botto, allo stesso tempo la figa schizzo sulle mie palle e fece anche un suono simile alle scorregge! La zia urlò e mugolò come una bestia battendo la testa di qua e di là e diceva “ stronzo ricchione sei un animale, porco schifoso!” adesso la chiavavo con ritmo regolare cercando il momento culminante, per ciò aveva sollevato una gamba puntellando sul bordo del divano, così riuscivo a spingere più a fondo dentro di lei, il glande era infiammato ed in preda all’orgasmo imminente, mi spinsi forte dentro afferrandola forte per i suoi fianchi, mentre la sborra correva veloce nel canale adducente non udii ciò che diceva la vecchia, ero perso, e sicuramente urlavo pure io ,come di solito faccio mentre fotto e sborro dentro una fessa. Restammo ancora così per diverso tempo, prima di estrarre dal suo corpo la verga semimoscia, il fiotto si sborra defluì dalla fica, sporcando il pavimento e l’interno delle sue cosce, si alzò e preso che ebbe uno straccio pulito, mi pulì il cazzo, ma continuava a palparlo e stringerlo, dopo si pulì la fica imprecando. Avevo avuto un rapporto da lungo tempo fantasticato e desiderato, adesso ero lì che mi vestivo, dopo aver appeso al carniere personale anche quella femmina, ma non avevo finito con lei . Tornando a casa in macchina, mi passavano per la mente le fasi che erano culminate con la chiavata di zì Erminia, chi l’avrebbe mai detto? Lo ammetto era stata una valanga di perversione pura , poterle sborrare tutto nella fica.

Une tante très, beaucoup de particulier. 1

Je connus ma femme ancienne que j'avais vingt ans dès qu'et elle vingt-neuf; là, en ce patelin du midi qui à peine connaissais, après quelque mois elle, Agnès, (nom conventionnel) commença à m'apporter en tour à connaître ses tantes et oncles, environ sept en tout! Celle-là qui cependant il frappa ma curiosité il fut zì Erminia, soeur la plus jeune de ma belle-mère. Tout de suite elle résulta sympathique, ouverte et accommodante. Tu donnes manières tu expédies et du parler au dir peu coloré, il entrecoupait les phrases avec des épithètes type "ce zoccola" ou "route en cul, et il ancre bocchinaria, ce n'est pas une faute propre bocchinaria. Certainement pas depuis les premiers moments, mais au fur et à mesure que la connaissance s'approfondissait, et les frequentazioni se succédaient, elle se lançait à la roue libre en bas pour langages obscènes qu'ils feraient pâlir un débardeur de je porte, sans offenses pour la catégorie, mais c'est seulement une manière de dire colorée,; pour mon partie, habitué aux rigueurs de l'institut religieux qui m'avait accueilli de petit et formé, ce parler me séduisait en m'introduisant en zones de la perversion des inconnues tout. À ceci j'ajoute qui souvent les postures du cher zì Erminia étaient tels à laisser apercevoir parties amples des cuisses blanches et sans quelques-uns défaut, quand il s'asseyait sur le bas banc par exemple en jardin, ou si pente restait, de derrière ils se voyaient les jambes jusqu'à en lui changeant en blanc et coups de torchon, malgré les siens cinquante-sept ans sonnés et la jambe gauche qui la contraignait à claudiquer, de manière légère, mais caractéristique; il faisait attention à la maison et il assistait à un potager de respect tout. Malheureusement pour elle, après quelque an que nous nous connaissions, zì lui mourut Pietro, homme doux et père de famille irrépréhensible, travailleur et avisé. Le tremblement de terre et les lenteurs bureaucratiques ne lui avaient pas permis de réparer la maison qui avait subi quelques je donne, mais pas structural pour lequel se décidée à en parler avec moi, que je travaillais dans le bâtiment depuis des années. Nous nous accordâmes pour que pour économiser le tout j'aurais exécuté les travaux le samedi, jour que je ne travaillais pas en chantier, le frequentazione devint ainsi assidu et les confidences les plus étroites et sans tabou, terme dont zì Erminia a toujours ignoré l'existence. Un samedi de juin fin, vers le soir, terminé le travail de ce jour il m'invita à me prendre une douche, là, dans le jardin, dans un angle abrité, exprès équipé. J'eus la sensation ou l'espoir, d'être observé, la pensée seule me pénétra d'excitation. Et, dessous nu le jet d'eau je m'agitais, avec le pénis droit et scappellato qu'il battait à droite et à gauche sur les hanches dans cette danse démonstrative. Je ne savais pas si j'avais eu spectateurs ou mon imagination avait été seule, je m'essuyai, et rhabillé, je rencontrai zì Erminia pour la saluer, elle restait séance sur le banc devant la cuisine avec la jambe étendue gauche et les mains qui la massaient en coulant sur et en bas pour la cuisse, avec la jupe tirée merveilleusement là-haut, en même temps turpiloquiava à toute volée et sans freins. J’ai assure compassion et je m'offris de l'aider, je lui demandai s'il avait une crème anti-inflammatoire, et eue il en positif confirme je la contraignis à se lever et je l'accompagnai dans la chambre contiguë au rez-de-chaussée, où il y avait un divan lu. Elle à quatre pattes s'étendue sur le divan et soulevée la jupe je commençai à masser la jambe florissante et de la splendidement peau lisse, mes mains ils se remuaient en synchronie sur et en bas pour la cuisse de zì Erminia. Je commençai à m'exciter, et ceci m'induisait à monter de plus en plus en haut, jusqu'à toucher et heurter le cul et la chatte de la vieille tante; je restais déjà exité de peur avec la bite dur qui battait de propre vie, dans le mouvement, mon bite dur vint en contact par mégarde, avec sa jambe, peu de dessous la courbe du genou je discostai par instinct, mais à la course suivante de la main droite quand celle-ci heurta la chatte, son bassin s'arc-bouta dans un geste d'invitation ouverte à reculons; la vue se brouilla, le feu qui partait des balles et il montait dans le dos tour à tour me flamba la tête, je me frottai avec vigueur appuyée sur la cuisse sous de moi, et ma main inspectait son chatte après avoir écarté les slip, elle haletait et il s'offrait d'une façon obscène, ma main que il gratait sa fente était poissée ses poils de couleur avec tendente noir mixte au gris et blancs, imprégné d'humeur colant et demi-transparent, du vent décidé, typique du sexe des filles exitè. Je la baissai du divan en la mettant par terre , je lui ouvris la chatte et j'introduisis la bite je grille et ouvert de la lequel sommité dégouttait quelques larmes lubrifiantes. Le gland transbordait de la hampe avec une épaisseur considérable, presque une chapelle de champignon la pénétra avec lenteur en rencontrant une résistance inattendue, mais agréable, elle soupirait, il soufflait et il m'apostrophait avec "cochon je génère de zoccola, tu fais plat, cassé en cul etc..." mais à la fin je le lui fourrai dedans pour bien tout, en la tenant arrêté pour les hanches je la bloquai j'arrête pour longue minute, elle tordait le cul gros et énorme que la nature lui avait donné en cadeau, j'avertis les contractions rythmiques de la vulve, puis j'interrompis le jeu et sans préavis et de déclenchement je le sortis, le fica gargouilla et d'il égouttait là purin, le même dont mon cazzo était imprégné, la tante je hurle et il souhaita, je lui appuyai la chapelle grasse de liquide féminin devant le trou du cul, en exerçant seul une pression légère, elle je tressaute et il me menaça, en me défiant à ne le pas faire, il m'appelait "stronzo je génère d'une coopérative de gay" je la matraquais le derrière et le cul énormes avec la bite au mò de massue, et quand décidés qu'il s'était essuyé pour je visai bien décidé, au chatte et brutalement je le coulai de coup, au même temps la chatte j'éclabousse sur mes balles et il fit un son semblable aux scorregge aussi! La tante hurla et il marmonna comme une bête en battant de-ci de-là la tête et il disait "stronzo gay, tu es un animal, cochon dégoûtant!" maintenant le baise avec rythme régulier qui en cherche le moment culminant, par conséquent il avait soulevé une jambe en étayant sur le bord du divan, je réussissais ainsi à pousser plus au fond dans elle, le gland il était enflammé et en proie à l'orgasme imminent, je me poussai fort dans en la saisissant fort pour ses hanches, pendant que le sborra courait rapide dans le canal adducente je n'entendis pas ce qu'il disait la vieille, j'étais perdu, et sûrement je hurlais aussi, comme je fais d'habitude pendant que baise et sperm dans une fendue. Nous restâmes ainsi encore pour différent temps, avant d'extraire de son corps la verge en retraite, le flot il sperm s'écoula du chatte, en salissant le plancher et l'intérieur de ses cuisses, il se leva et pris qu'il eut un chiffon propre, il me nettoya la bite, mais il continuait à le palper et le serrer, il se nettoya le fica après en souhaitant. J'avais eu un rapport de longueur temps rêvé et désiré, maintenant j'étais là que je m'habillais, après avoir aussi accroché au carniere personnel cette fille, mais je n'avais pas fini avec elle. En revenant à la maison en voiture, est-ce qu'ils me passaient pour l'esprit les phases qui avaient culminé avec le baisement de zì Erminia, qui lui aurait jamais dit? Je l'admets elle avait été une avalanche de perversion pure pouvoir elle de remplir la chatte de sperme tout dans elle.
CONTINUA

Gli occhi dolci di Adele, maestrina pensionata.

Era di luglio, in quella cittadina ridente che affaccia sul tirreno del sud. Io e due miei aiutanti, spostati dal cantiere di lavoro, in quell’intervento a casa della zia di un capo della ditta, per impiantare la caldaia a gas e relative tubature per il riscaldamento. Giunti al penultimo piano, ci accolse una signora anziana, di aspetto gradevole: la padrona di casa gentile e luminosa, in quel caldo mattino di luglio. Indossava una vestaglia lunga fino alla caviglie, perché alle ore sette del mattino, nessuna riceve abbigliata diversamente. Aveva i capelli a mezza spalla, quasi canuti con quelle striature argento brillante, raccolti in una crocchia, mezza sciancata dietro la nuca, che le conferiva un aria dimessa e di calore familiare. Invademmo l’ampio appartamento con le più varie attrezzature da lavoro. Un addetto trasportava col furgoncino scoperto le materie prime utili per eseguire le opere necessarie; mentre l’altro, un giovanotto poco più che sedicenne, le portava al piano, fin dentro l’appartamento. Il lavoro procedeva spedito, e con la sicurezza che dà l’esperienza maturata nel settore. I giorni si susseguirono e le attenzioni che l’anziana donna aveva per noi, per me non erano passate inosservate. Le frequenti interruzioni per il caffè preso magari da soli, sul divano, e le costanti cambiate di abito che ella operava, durante la giornata, previo passaggio sotto la doccia. Era quasi ossessionata per l’igiene e la pulizia. Era stata una maestra di scuola elementare sino alla raggiunta età pensionistica; il consorte l’aveva lasciata prematuramente anni addietro, e l’appartamento era un continuo inno alla celebrazione del ricordo dei bei tempi felici., trascorsi insieme. Nel salone, tra i vari dipinti ad olio di pregevole fattura, ma di sconosciuti autori, troneggiava un grande disegno a matita , di fattura eccelsa, un nudo che ritraeva una donna dell’età di non più di quaranta anni, sensualissimo, in posa non ginecologica, ma davvero attraente agli occhi di un uomo. Mi pescò che lo ammiravo fisso, in estasi adorativa; il suo tocco leggero, sopra la mia spalla mi distrasse e probabilmente mi salvò dall’essere colpito dalla sindrome di Stendhall. Ero giovane allora, continuò con una vena di malinconia nella voce tenera, ma ferma, la stessa di chi per anni ha formato giovani alla vita. Si, ero giovane allora e questo è l’omaggio di un artista a conclusione di un rapporto intensissimo e bruciante di passione, disse stringendosi le braccia conserte in un abbraccio ideale con lo sconosciuto artista. Mi girai e la fissai negli occhi, di un colore indefinibile, tra il verde ametista e l’azzurro chiarissimo, con sfumature fulve. Cos’ero davanti a lei, tutto ricoperto di polvere e schizzi di calcina? Un rude; braccia buone per la fatica fisica, vuoto nella testa. Lessi nei suoi bellissimi occhi una lama di luce sottile, proveniente dai meandri più recessi dell’anima. Ad un palmo dal naso, percepivo l’odore della sua pelle, nonostante fossi coperto del sudore della fatica. Era lì, allungando le mani potevo prenderla, non avrebbe opposto resistenza. L’avrei baciata teneramente, se non fosse intervenuto il ragazzo a rassettare, che il giorno di lavoro era terminato. Un suo sospiro mesto, collimò con la mia stessa delusione per quell’istante infranto. Ci salutammo prolungando la stretta di mano in modo inverosimile . all’indomani non avevo che occhi per lei. La seguii ogni qualvolta si cambiava d’abito. Abiti leggeri, tunicati, sovente con una lunga fila di bottoni a chiusura sul davanti. Chiusura che tante volte in occasione dello sporgersi in avanti, la stoffa si apriva tra un bottone e l’altro. Io mi godevo la visione del suo corpo quando potevo. In cucina si abbassò repentinamente, nel raccogliere delle mollette per capelli: ebbi modo di guardare bene sotto la veste di lino leggero, le mutandine nere di pizzo traforato e civettuole, lo spacco del culo veniva impreziosito da quell’indumento intimo. Le cosce erano all’attaccatura del culo appena gonfie per la tensione dei muscoli. L’erezione violentissima e prepotente mi provocava un dolore lancinante lungo il pene, all’attaccatura delle palle, anch’esse irrigidite nel sacco scrotale. Persi lucidità imbufalito dalla voglia di fottere, mi misi in mostra, col paccone gonfio: aspettai che si rialzasse, e girasse su se stessa per coglierne la reazione. Impiegò qualche istante prima di focalizzare la patta deformata dei miei pantaloni, dove la cappella del cazzo premeva svettando a mò di cima di un monte. Gli occhi le si fermarono, la bocca le si dischiuse, filtrando l’aria tra i denti. Allungai le mani sulle sue tette, le accarezzai, erano due sacchetti dove in fondo riposavano due palle deformi sormontate dai capezzoli di notevole dimensione e dal turgore inaspettato. La mia mano destra mollò la presa e scivolando lungo il suo fianco sotto l’ascella, raggiunse il culo, denso e sodo, l’attirai contro il mio cazzo, che si sistemò ad hoc nel dolce vuoto del suo inguine. La mia bocca si spalancò poggiando sulla sua, rorida di umori, saettavo la lingua fino ad intrecciarsi con la sua. Temevo fin’allora di essere respinto da quella patita della pulizia, io che a metà giornata avevo addosso almeno un dito di polvere in frammista al sudore. Venne docile a soffregarsi contro il mio cazzo duro di pietra. Ero follemente infervorato ed affamato di eros perverso. Eros che mia moglie, pure brava a fare sesso, non poteva comunque darmi. Il ragazzo stava giù in portineria a bighellonare, e comunque avrebbe dovuto bussare prima di entrare. Farlo adesso era sciupare la prima volta con una nuova femmina. Ci arrancammo famelici e sussurrandoci nelle orecchie, stavamo decidendo se andare nella sua camera oppure nell’ampio salone sul tappeto, davanti al pianoforte a coda. Il trillo del campanello all’ingresso risolse per noi, e ci impose di ricomporci in modo veloce. Una delle attenzioni che posi nel farlo fu quella di spolverare l’abito di Adele, che recava seco vistose tracce di chiara polvere. La porta si aprì lasciando entrare una giovane donna, di statura poco più bassa di Adele, ma che le somigliava tantissimo. Era la figlia, alla quale Adele badava la bambina, ma avendo i lavori in casa, per questo periodo non lo poteva fare. Donna scialba, giudicai, altezzosa ed alquanto scostante. Truccatissima, pur somigliandole, non ne aveva avuto le leggerezza dei tratti somatici della madre. Si intrattenne poco più di dieci minuti, o giù di li, si avviò all’uscio senza né salutare, né rivolgendo uno straccio di parola. A mezzogiorno ci accingemmo come consuetudine, a consumare la colazione; un panino con le più svariate preparazioni di salumeria. Mi posi fuori, sul terrazzino con le spalle poggiate alla ringhiera in ferro, ed il viso rivolto all’interno della cucina , dove Adele seduta al tavolo di fronte a me, con fare sbarazzino, accavallava le gambe in modo vistoso e plateale. Il tutto a mio esclusivo uso e consumo. Il ragazzo si era accomodato intorno alla tavola, ma con la visuale coperta dalla tavola stessa. Divorai il panino e la pesca dalla pelle leggermente impeluriata , il restante tempo dell’intervallo lo trascorremmo sorseggiando caffè e chiacchierando del più e del meno. Nella mia testa mordevo il freno, non vedevo l’ora che finisse il lavoro. Alle sedici e trenta il ragazzo sistemò le attrezzature, rassettò per quanto possibile , quindi lui e l’altro si avviarono al deposito per lasciarvi il camioncino. Io mi attardai, e assicuratomi che fossero andati via, Adele mi suggerì di fare una doccia. Entrai nella cabina nudo protetto dalle ante in plexiglass semitrasparente, per accorgermi solo al momento che mancava il doccia-shampoo, glie ne chiesi un po’ e lei ne approfittò per entrare nella cabina: mi offrii a lei tutto nudo, grondante di acqua, giù per le natiche ed il pene appena ricurvo in evidente stato di pre- erezione , mi porse il flacone con un gesto palesemente goffo, tanto da farlo cadere, costringendomi a girarmi e chinarmi per raccoglierlo. Sentii le sue mani sulle chiappe , anche più sotto, fino ai coglioni, un dito esplorò con delicatezza il buco del culo, solo un passaggio. Il mio cazzo ormai svettava tronfio e appena ricurvo all’insù col frenulo che tendeva in modo spasmodico l’astuccio che riveste il cazzo a riposo. Mi girai mostrandole il cazzo duro e teso. Adele con un sol gesto sciolse le bretelline e l’abito di cotone rotolò su se stesso ai suoi piedi, lasciandola nuda. La tirai dentro e la spinsi faccia a muro, col doccino al minimo: puntai deciso al buco del suo culo. Il cazzo bagnato premeva aprendosi un varco nel muscolo anale. Adele grugniva ed era percorsa tutta da fremiti e sospirava assorbendo i colpi di ariete che le infliggevo, sospinto dalla passione perversa. Entrai con notevole difficoltà , fino in fondo dentro il suo culo. Ella attraverso la pressione che esercitava con le dita della mano sul mio braccio, mi trasferì tutto il dolore e la goduria perversa che sentiva. Il mio cazzo pulsava affondato nello stretto ano, era quasi indolenzito, ebbi chiara la certezza che perdevo sensibilità già alla punta del cazzo. Poi chiaramente avvertii la pressione che l’anello dello sfintere stava esercitando alla base del cazzo, comprimendo i vasi sanguigni esterni del pene, che pompando intrappolava sangue nel corpo spugnoso, facendolo gonfiare in modo spropositato. Raggiungere l’orgasmo in modo più veloce possibile era il segreto che poteva evitare l’assurda tragedia di esporci al pubblico ludibrio. Aprii mentalmente l’enorme album fotografico stampato nella mia memoria, alla ricerca di immagini femminili che potessero favorire l’eiaculazione senza eccessivo movimento del pene che ormai non poteva muoversi più. Adele tremava scossa dai brividi di terrore, dalla paura della pubblica vergogna; scuoteva la testa di lato strusciandola lungo le piastrelle bagnate. La strinsi con dolcezza, cercando di infonderle un barlume di sicurezza. Era chiaro che piangeva. La sequenza di immagini accarezzata dalla mia psiche, diede il risultato sperato, il seme defluì a fiotti dolorosi per me, potendo cominciare la agognata fase di “refrattarietà”; cercai di abbassare il ritmo del respiro, normalizzandolo, era fondamentale non sfiorare col pensiero nessuna cosa o argomento che riguardasse il sesso. Le parlai con dolcezza calmandola, la invitai a respirare piano e rilassarsi. Restammo così legati per alcune ore .La stanchezza si faceva sentire fin quando il pene rilassato defluì da solo liberandoci dal legame costrittorio. Il cazzo floscio macchiato di rosso che divenne rosato quando fu lavata via dall’acqua corrente. Ci insaponammo e lavammo con cura; ispezionai il suo culo e con un sospiro di sollievo non rilevai nessuna lacerazione , probabilmente teneva già qualche ragade anale, che s’era messo a sanguinare. Ci adagiammo sul divano tenendoci abbracciati, ancora nudi; fuori il buio rischiarato dalle luci della città, ci disse che si era fatto molto tardi. Con suo sommo rammarico mi vestii per tornare a casa . nel salutarci mi disse che avrebbe voluto parlarmi di una cosa molto delicata e che richiedeva tempo, ma soprattutto tatto. Ci salutammo con la promessa di rivederci quanto prima, al di fuori dell’attività lavorativa.

Continua……. ilgobbetto.

Les yeux doux d'Adele, retraitée enseignant.

Il était de juillet en cette petite ville riante qui montre sur le tyrrhénien du sud. Moi et deux mes aides, déplacées par le chantier de travail, en cette intervention à la maison de la tante d'un chef de la maison, pour installer la chaudière à gaz et tuyauteries relatives pour le chauffage. Joint à l'étage avant-dernier, une dame âgée nous accueillit d'aspect agréable,: le propriétaire gentil et lumineux, dans ce matin chaud de juillet. Il mettait une robe de chambre longue jusqu'à les les chevilles, parce que par heures sept du matin, personne ne reçoit différemment habillée. Il avait les cheveux à la demi épaule, presque chenus avec ces rayures j'argente vif, recueillis dans un chignon, demi derrière éclopé la nuque qui lui conférait un air modeste et de chaleur familière. Nous envahîmes l'appartement ample avec équipements les plus différents de travail. Un employé transportait avec la fourgonnette découverte les matières premiers profits pour exécuter les oeuvres nécessaires; pendant que l'autre, un jeune homme peu plus que seize ans d'âge, il les portait à l'étage, jusque dans l'appartement. Le travail procédait rapide, et avec la sûreté qui donne l'expérience mûrie dans le secteur. Les jours se succédèrent et les attentions qui avait pour nous, pour moi elles n'étaient pas passées inaperçu. Les interruptions fréquentes pour le café tout seul pris peut-être, sur le divan et les constantes changées d'habit qu'elle opérait, pendant la journée, passage préalable sous la douche. Elle était presque obsédée pour l'hygiène et la propreté. Elle avait même été un maître d'école élémentaire à l'âge atteint de la retraite; l'époux l'avait en arrière laissée prématurément ans, et l'appartement était un hymne continu à la célébration du souvenir des beaux temps heureux., ensemble passé. Dans le salon, entre les peintures différentes à l'huile de facture estimable, mais d'auteurs inconnus, un grand dessin trônait au crayon, de facture sublime, un nu qu'il retirait une femme de l'âge de pas plus de quarante ans, sensuel, en pose pas gynécologique, mais vraiment attrayant aux yeux d'un homme. Il me pêcha que j'admirais fixe le, en extase, en adoration; sa touche légère, sur mon épaule il m'et il me sauva probablement de l'être frappé par le syndrome de Stendhall. Alors j'étais jeune, il continua avec une veine de mélancolie dans la voix tendre, mais arrêté, la même de qui pour ans il a formé jeune à la vie. Alors Vous étaient jeunes et celui-ci est l'hommage d'un artiste à la conclusion d'un rapport intense et brûlant de passion, il dit en les serrant les bras conserte dans une embrassade idéale avec l'inconnu artiste. Je me retournai et je la fixai dans les yeux, d'une couleur indéfinissable, entre le vert améthyste et le bleu clair, avec des nuances fauves. Qu'est-ce que j'étais devant elle, tout recouvert de poussière et éclaboussures d'il calcine? Un rude; bons bras pour la fatigue physique, vide dans la tête. Je lus dans ses très beaux yeux une lame de lumière mince, provenant des méandres plus de profondeurs que de l'âme. À une empan du nez, je percevais l'odeur de sa peau, malgré je fusse couvert de la sueur de la fatigue. Il était là, en allongeant les mains je pouvais la prendre, il n'aurait pas opposé de résistance. Je l'aurais tendrement embrassée, si le garçon n'était pas intervenu à ranger, que le jour de travail était terminé. Son soupir triste visa avec ma même déception pour cet instant brisé. Nous nous saluâmes en prolongeant la poignée de main de manière invraisemblable. au lendemain je n'avais pas que yeux pour elle. Je la suivis chaque il se changeait d'habit chaque fois. Habits légers, tuniqeè, souvent avec une longue file de boutons à fermeture sur le devant. Fermeture que beaucoup de fois à l'occasion du se pencher en l'étoffe s'ouvrait entre un bouton et l'autre en avant. Je me réjouissais la vision de son corps quand je pouvais. En cuisine il se baissa soudain, en le recueillir des épingles pour cheveux: j'eus bien manière de regarder sous le vêtement de lin léger, les culottes noires de dentelle ajourée et coquette, la fente du cul était enrichie par ce vêtement intime. Les cuisses étaient au point d'attache du cul dès que gonflées pour la tension des muscles. L'érection violente et tyrannique me provoquait une douleur longueur lancinante le pénis, au point d'attache des balles, aussi elles vous raidissez dans le sac du scrotum. Polis perdus imbufalito de l'envie de baiser se mit en vue, avec le pac gonflé: j'attendis qu'il se relevât, et il tournât sur si même pour en cueillir la réaction. Il employa quelque instant avant de focaliser la patte déformée de mes pantalons, où la chapelle de la pressait en écimant comme de cime d'un mont. Les yeux se les arrêtèrent, la bouche se les ouvrit en filtrant l'air entre les dents. J'allongeai les mains sur ses tétons, je leur caressai, ils étaient deux sachet où ils reposaient deux balles difformes surmontées des mamelons de dimension considérable et de la turgescence inattendue au bout. Ma main droite lâcha la prise et en glissant long sa hanche sous l'aisselle atteignit le cul, dense et dur, je l'attirai contre mon bite, qu'il s'installa à l'hoc dans le vide doux de son aine. Ma bouche s'ouvrit en appuyant sur la sienne, pleine d'humeurs, je dardais la langue au point d'à s'entrelacer avec la sienne. Je craignais au point d'alors d'être repoussé soufferte par celle-là de la propreté, je qu'à la moitié journée j'avais j'adosse au moins un doigt de poussière en entremêlée à la sueur. Il vint docile à les frotter contre mon bite dur de pierre. J'étais passionné à la folie et affamé d'eros pervers. Éros que ma femme, aussi bonne à faire sexe, il ne pouvait pas me donner de toute façon. Le garçon restait en conciergerie en bas à flâner, et il aurait de toute façon dû frapper avant d'entrer. Maintenant le faire était gaspiller la première fois avec une nouvelle fille. Nous nous agrippâmes faméliques et en nous murmurant dans les oreilles, nous étions en train de décider si aller dans sa chambre ou dans le salon ample sur le tapis, devant le piano à la queue. La trille de la sonnette à l'entrée résoulut pour nous, et il nous imposa de nous recomposer de manière rapide. Une des attentions qui posai en le le faire fut celle d'épousseter l'habit d'Adele, qu'il apportait seco traces voyantes de poussière claire. La porte s'ouvrit en laissant entrer une femme jeune, de taille peu plus basse d'Adele, mais qu'il lui ressemblait beaucoup de. C'était la fille à qui gardait la fillette, mais en ayant les travaux en maison, pour cette période il ne pouvait pas le faire. Femme insignifiante jugea, hautaine et plutôt rebutant. Truquée, aussi en ressemblant elle, il en n'avait pas eu la légèreté des traits somatiques de la mère. Il s'attarda peu plus de dix minutes, ou en bas d'eux, il démarra à la porte sans ni saluer, ni en tournant un chiffon de mot. À midi nous nous apprêtâmes comme coutume à user le petit déjeuner,; un sandwich avec préparations les plus variées de charcuterie. Je me mis dehors, sur le balcon avec les épaules appuyées à la rampe en fer, et le visage tourné à l'intérieur de la cuisine, où Adele s'assise à la table devant moi, avec faire espiègle, il croisait les jambes de manière voyante et grossière. Le tout à mien usage exclusif et consommation. Le garçon avait autour de pris place le la table, mais avec la visuelle couverte par la table même. Je dévorai le sandwich et la pêche légèrement de la peau poilue, le reste temps de l'entracte nous le passâmes en sirotant café et en bavardant plus de l'et du moins. Dans ma tête je mordais le frein, je ne voyais pas l'heure qui finît le travail. À seize heures trente le garçon rangea les équipements, il rangea bien que possible, donc lui et l'autre démarrèrent au dépôt pour vous laisser la camionnette. Je m'attardai, et m'assuré qu'ils fussent partis, Adele me suggéra de prendre une douche. J'entrai dans la cabine nu protégé par les portes en plexiglass demi-transparent, pour s'apercevoir seul au moment qui manquait le douche-shampooing, j'en demandai un po' et elle il en profita pour entrer dans la cabine: je m'offris à elle nu tout, ruisselant d'eau, en bas pour les fesses et le pénis dès que recourbé en état évident de pre - érection me donna manifestement le flacon avec un geste maladroit, beaucoup d'à faire tomber il, en me contraignant à me tourner et me baisser pour le recueillir. J'entendis ses mains sur le cul, aussi plus bas, jusqu'à les les balles, un doigt explora avec délicatesse le trou du cul, seulement un passage. Mon bite écimait hautain maintenant et dès que recourbé à l'insù avec le frenulo qui tendait de manière spasmodique l'étui qui rhabille la bite au repos. Je me retournai en leur montrant la bite dur et tendu. Adele avec un sol geste défit les bretelles et l'habit de coton il roula sur si même à ses pieds, en la laissant nue. Je la tirai dans et je poussai figure l'à le mur, avec le douches au moindre: je visai décidé au trou de son cul. La bite, trempé pressait en les ouvrant un passage dans le muscle anal. Adele grognait et toute était parcourue par frémissements et il soupirait en absorbant les coups de bélier que je leur infligeais, poussé par la passion perverse. J'entrai avec difficulté considérable, au point d'au bout dans son cul. Elle je traverse la pression qui exerçait avec les doigts de la main sur mon bras, il me transféra toute le douleur et le plasir pervers qui entendait. Mon bite battait coulé dans l'anus étroit, il était presque endolori, j'eus claire la certitude qui perdais déjà sensibilité à la pointe de la bite. Puis j'avertis la pression clairement qui était en train d'exercer à la base de la bite, en comprimant les vases extérieurs sanguins du pénis qui piégeait sang dans le corps spongieux, en lui faisant gonfler de manière enorme. Atteindre l'orgasme de manière possible plus rapide était le secret qui pouvait éviter la tragédie absurde de nous exposer au public risée. J'ouvris l'album énorme mentalement imprimé photographique dans ma mémoire, à la recherche d'images féminines qui pussent favoriser l'éjaculation sans mouvement excessif du pénis qui ne pouvait pas se remuer plus maintenant. Adele tremblait secouée par les frissons de terreur de la peur de la honte publique,; il secouait la tête de côté en la frottant longueur les carreaux trempés. Je la serrai avec douceur, en tâchant de leur donner une lueur de sûreté. Il était clair qu'il pleurait. La séquence d'images caressée par ma psyché donna le résultat espéré, la graine s'écoula aux flots douloureux pour moi, en pouvant la commencer phase convoitée de "nature réfractaire"; je tâchai de baisser le rythme du souffle, en le normalisant, il était fondamental de ne pas effleurer avec la pensée aucune chose ou j'argue qu'il concernât le sexe. Je lui parlai avec douceur en la calmant, je l'invitai à respirer plat et se détendre. Nous restâmes si lié pour quelques heures. Vous fatigue se faisait entendre jusque quand le pénis détendu s'écoula en nous libérant du lien affecté tout seul. La bite, flasque taché de rouge qu'il devint rose quand elle fut lavée par l'eau courante ailleurs. Nous nous savonnâmes et nous lavâmes avec soin; j'inspectai son cul et avec un soupir de soulagement je ne relevai aucune déchirure, il tenait probablement déjà quelques ragade anaux, qu'il s'était mis à saigner. Nous nous étendîmes sur le divan en tenant nous enlacé, encore nus; hors l'obscurité éclairée par les lumières de la ville, il nous dit que très tard il s'était fait. Avec son faîte regret je m'habillai pour revenir à la maison. en le saluer il nous me dit qu'il aurait voulu me parler d'une chose très délicate et qu'il demandait temps, mais surtout toucher. Nous nous saluâmes avec la promesse de le plus tôt possible nous revoir, sauf l'activité ouvrable. 31/12/2007 Ilgobbetto.

Continue…… signé: ilgobbetto.

giovedì 11 dicembre 2008

giovani uomini crescono 1°

Tanti e tanti anni fa, agli inizi degli anni sessanta, in un paese rurale del meridione, di quello povero, ma povero davvero. (Le persone del racconto ormai non sono più tra noi, a parte lo scrivente.) Abitavamo la mamma ed io (altri fratelli e sorelle erano in un brefotrofio) in una stanza al piano terreno di una casa colonica, la cui proprietaria lavorava la terra e prendeva in affitto pochissimo, anche se per mia madre quel pochissimo era pesante ugualmente. Nina, la padrona aveva il marito infermo e vecchio ( credo che fece un matrimonio di comodo!) e due figli uno forse già l’aveva, l’altra era piccola piccola. Il maschio Rocco era più grande di me aveva quindici anni mentre io ne avevo dodici e mezzo allora. Rocco, proprio non ci stava con la testa , era arretrato in casa ed a scuola, era abbonato, ma gentilissimo. Io dodicenne, già allora ne dimostravo qualcuno di più, fisicamente, ero portato, pur crescendo nella indigenza ero attivo e partecipavo a mille piccole incombenze che venivano premiate con generi di prima necessità. Quell’autunno si presentò piovoso ed insolitamente freddo. A novembre, si gelava addirittura. La mamma era impegnata a lavorare tutto il santo giorno e tornava a casa a sera tardi, portando quasi sempre porzioni si cibo del ristorante pizzeria, in cui lavorava e che sicuramente la proprietaria le dava con cuore caritatevole. Tornato da scuola, completavo i compiti per me facili, in modo rapido, nella stanza fredda con una coperta addosso, poi mi recavo da Nina che aveva il focolare acceso, e che quasi sempre teneva da parte un poco di minestra per me. Presi, spinta da lei, ad occuparmi di Rocco, spronandolo e facendogli ripetere le nozioni semplici della sua scuola. I risultai si notarono sensibilmente, e Nina mi incoraggiava e mi procurava pasti più sostanziosi. Divenne un’abitudine, quella frequentazione pomeridiana, tanto che studiavo insieme a Rocco al calduccio del focolare. All’inizio di dicembre, Rocco si ammalò e stette settimane intere nel letto della sua cameretta, riscaldata da un braciere. Le lezioni furono così interrotte, ma passavo i pomeriggi da Nina, accanto al focolare, spegneva le luce per risparmiare, e la cucina veniva illuminata dai bagliori del fuoco, nel camino bassissimo, che serviva anche per cucinarci i pasti. Fuori, il tempo inclemente, fustigava la natura con piogge terribili, oppure la sferzava con venti gelidi. Il buio avanzava rapido, alle quattro era già notte fatta.
Davanti al camino a luce spenta, si parlava del più e del meno. Nina era seduta su un basso ciocco di legno, io di fianco, un poco traverso, l’osservavo, e cominciavo a notare che le cosce non coperte dalla gonna venivano illuminate sotto la gonna e le riscaldavano. Non era mia madre, che vedevo spesso quando si cambiava, era un’altra donna quella! Con le cosce scoperte, a volte lo sguardo curioso si spingeva fino in fondo dove le cosce si univano, e qualcosa di scuro le divideva. Ero giovanetto e le ragazzine di allora non aveva niente di interessante da far svegliare la voglia di sesso. Avevo giocato anni prima con una tipa del vicinato sfregando il cazzetto contro la sua farfallina, ma erano solo giochi conoscitivi, quelli. Quella invece era una donna vera, e il mio sesso si inturgidiva senza che potessi controllarlo. A sera scoprivo che alla pinta dove usciva la pipì, era inzaccherato di un liquido trasparente ed appiccicoso. Strinsi il cazzo duro nella destra, e facendola scorrere su e giù, cominciai a provare una sensazione piacevolissima, il cazzo svettava ancora di più, così mi sembrava allora alla fine, dopo parecchia di quella attività avevo un senso di appagamento, e dal pene fuoriusciva un poco di liquido acquoso fluido e caldo. All’indomani tornato da scuola, che diluviava dal mattino, mi recai al solito da Nina; la trovai accanto al fuoco, mi ci accostai per scaldarmi e lei con affetto ( ? ) mi cinse con il braccio sinistro da dietro, fino a toccarci: il cazzo si indurì subito, avvampai in viso, sentivo il calore in tutta la testa; il bozzo si notava nei pantaloni, Nina mi cinse allora anche con il braccio destro, serrando le mani, ma l’avambraccio, toccava in pieno il mio cazzo teso, e nei movimenti lo soffregava, dovette accorgersi per forza del mio stato. Io guardavo dritto in mezzo alle sue cosce, incantato. Si avvide dei miei pantaloni bagnati dalle scarpe sino alla caviglia, chiese allora di toglierli per farli asciugare al fuoco, se non avevo vergogna, disse. Me li tolsi , restando in mutande, quelle in uso una volta, con due spacchi laterali per poter tirare fuori il pene quando si doveva urinare; il bozzo era palesemente visibile, illuminato dai bagliori vividi del fuoco. Nina mi attirò a sé vicino, stringendomi come prima, appoggiando il suo viso al mio fianco, l’avambraccio sinistro ancora in contatto sublime con il pene duro, prese ad oscillare su e giù, fregando col bozzo nelle mutande, si girò col viso mi diede un bacio sul fianco sotto la maglietta, sulla pelle nuda. Mi piacque il contatto delle sue labbra umide, mi sentii, un uomo vero, un gigante. “Cosa tieni qua sotto, di duro e grosso?” chiese posandoci sopra il palmo della mano a coppa, “ ti fai male, così? ” continuò mentre io stavo per prendere fuoco come uno zolfanello; quando ella intrufolò la mano nella fessura delle mutande e afferrò il cazzo teso, che per dimensione, stava comodamente nel palmo della sua mano. “ ti dà fastidio? Dillo non aver paura, se ti spavento, puoi dirlo, sai che un po’ ti voglio bene e non ti farei del male” non risposi, ma feci cenno affermativo con il capo, mentre mi chinavi per meglio guardare sotto la sua gonna. Era immensamente piacevole, il suo tocco, diverso da quello della mamma, quando ero molto più piccolo, e dalla punta del pene estratto delle sua mano esperta, gocce come di rugiada fuoriuscivano; Nina fregava con esse l’indice ed il pollice. Poi le portava alla bocca, sulla lingua. La sua mano destra dietro mi palpava il culo, nelle mutande, ciò le conferiva un aspetto diverso da come la conoscevo, anche il suo viso era macchiato di chiazze rosse accese. Io fremevo per conoscere cosa nascondesse in fondo, là tra le cosce di femmina adulta. Tante volte l’avevo osservata china nell’orto sotto le lunghe vesti, oppure da sotto le scale che adducevano al piano di sopra, nel sottotetto usato come fienile, ella mai si preoccupava di chiudere le gambe, o di coprirsi. Ciò aveva creato in me una crescente curiosità, anche perché le stesse nudità della mamma, non sortivano uguale effetto. La sua bocca si chiuse intorno al mio sesso , era calda e umida, donandomi sensazioni mai provate prima d’allora. Prendevo la sua testa tra le mani e la spingevo verso di me, nel contempo, cercavo di allungare la mano tra le sue cosce, riuscendo soltanto a toccare a metà della coscia, la pelle era morbida e liscia.. Persi la lucidità, un senso di leggera volatilità mi faceva viaggiare in territori sconosciuti e selvaggiamente sensuali. Le sue mani salirono ad accarezzare il petto implume, e le spalle, pochi peli avevo allora sotto le ascelle e sul pube ad incorniciare il sesso da ragazzino adolescente. Si staccò e presomi per mano, mi condusse nella sua camera vuota che il marito malato stava con Rocco pur’egli ammalato, giunti vicino al lettone, lo scoprì e mi sollevò aiutandomi a salirvi. Ficcato sotto le coltri, ella fece il giro del letto e dopo aver attizzato il braciere al centro della camera, si denudò velocemente raggiungendomi sotto le lenzuola. Non ebbi il tempo di vedere sotto la gonna, fu il lettone grande e la sua rapidità ad impedirmelo. Mi abbracciò stretto, ella aveva indosso una sottana che nel letto si era accorciata scoprendole le cosce. Sentii il suo calore e mi strofinai in mezzo ai suoi seni. “ Baciamele “ diceva “ così bravo, dai, su con la linguetta. “ io eseguivo e succhiavo a bocca aperta, quei grossi capezzoli duri come il mio cazzo; la sentivo fremere, sotto di me, ci stavo appena appena, chiuse tra le sue cosce; il cazzetto premeva e fregava in uno splendido vuoto molle e umido. “ Vai sotto, ti guido io” diceva mentre con le sue mani mi spingeva giù fino a toccare in mezzo alle cosce; scostò le mutande di lato e “ bacia qua su, caccia la linguetta e lecca come fai con il gelato” . Il mio viso affondò in un varco circondato da peli: c’era una fessura delimitata da escrescenze carnose che fuoriuscivano di lato alla fessura. La fessura era inzaccherata di bava dal sapore leggermente salmastro. Stringeva le cosce intorno alla mia testa e spingeva il bacino in su e giù con ritmo crescente. Si fermò percorsa tutta dai brividi, poi allentò la presa, rilassandosi un poco. Aveva il respiro ansimante , mi prese per la testa e mi tirò su sopra di ella, mi baciava sulla bocca, mentre la sua mano titillava la sua fessura con il mio cazzetto tosto, l’altra mano era intenta a palparmi il culo. Presa di nuovo da frenesia, cercava stringendomi il pene, di far scivolare giù la pelle mobile che avvolga il pene, senza riuscirci, poiché la punta era più grande del foro della pelle. Desistette perché mi ritraevo. Allora lo lasciò nella fessura afferrandomi con entrambe le mani sul culo e mi tirava a se con movimento avanti e indietro. Io mi sentivo conficcato nella sua carne calda e mi sentivo tutto bagnato intorno ai peletti del pene, accavallò le gambe in una morsa intorno a me e si bloccò in questa posa per parecchio tempo, mentre l’aria sibilava dai suoi denti stretti, ansimando col respiro grosso. Si rilassò sciogliendo le gambe ed il legame che ci teneva stretti l’un l’altra. Mi prese il pene tra le mani facendo scorrere avanti ed indietro la pelle che lo ricopre, ma il liquido che fuoriusciva era più abbondante di quando lo facevo da solo. Nina stette abbracciata con me per parecchio, e quando si alzò dal letto le chiesi di vedere come fosse fatta sotto. Lei sorrise forte, ma salita di nuovo sul letto, stavolta in piedi, mi sovrastava , aprì le cosce ponendosi a cavallo sopra di me e con entrambe le mani si aprì la fessura in mezzo alla massa di peli nerissimi e folti. La carne era rosso vivo, con macchie biancastre di liquido colante. Rise forte gridando “ ti piace moccosello” si girò mostrando un culo enorme con chiappe tonde dall’aspetto sode, “ mi piaci “ le dissi . Nina si era vestita, aiutandomi a vestirmi coi pantaloni asciutti. Ci riponemmo davanti al camino ancora acceso, “ è un segreto tra di noi, non devi dire mai niente a nessuno di quel che abbiamo fatto, giura!. Se ti è piaciuto lo facciamo di nuovo, sempre se vuoi “ annuii scaldandomi le mani alla fiamma del ceppo ardente.

Versione francese 1°

Nombreux et il y a plusieurs années, aux débuts des ans soixante, dans un pays rural du midi, du pauvre, mais pauvre vraiment. , Les gens du récit ne sont pas maintenant plus entre nous, à la partie le soussigné.) nous Habitions la maman et moi, autres frères et soeurs ils étaient dans un brefotrofio, dans une pièce au rez-de-chaussée d'une maison de paysans, elle lequel propriétaire travaillait la terre et il prenait en location peu, même si pour ma mère ce peu il était lourd également. Nina, la patronne avait le mari infirme et vieux, je crois qu'il fit un mariage de confort et deux fils un il l'avait peut-être déjà, l'autre était petit petite. Le mâle Rocco était plus grand que moi il avait quinze ans pendant qu'alors j'avais douze en et demi. Rocco, vraiment il ne restait pas nous avec la tête, il était reculé en maison et à l'école, il était abonné, mais gentil. Je de douze ans, je montrais déjà alors quelqu'un en de j'étais porté physiquement plus, aussi en grandissant dans l'indigence j'étais actif et je participais aux mille petites tâches que lauréates venaient avec des gendres de premières nécessités. Cet automne se présenta pluvieux et d'une manière insolite froid. Au novembre, on gelait vraiment. La maman était engagée à travailler tout le jour saint et tard il revenait à la maison au soir, en portant presque toujours parts il nourriture du restaurant pizzeria dans laquelle il travaillait et que la propriétaire lui donnait sûrement avec coeur charitable. Revenu par école, je complétais les devoirs pour moi faciles, de manière rapide, dans la pièce froide avec une couverture j'adosse, puis je me rendais de Nina qu'il avait le foyer allumé, et qu'il tenait presque toujours de côté un peu de soupe pour moi. Pris, poussée par elle, à m'occuper de Rocco, en l'encourageant et en lui faisant répéter les notions simples de son école. Les je les résultai ils remarquèrent sensiblement, et Nina m'encourageait et il me procurait repas plus substantiels. Il devint une habitude, ce frequentation de l'après-midi, beaucoup qui étudiais Rocco avec au choud du foyer. Au début de décembre, Rocco tomba malade et il resta semaine entières dans le lit de son petite chambre, réchauffée par un brasier. Les leçons furent interrompues si, mais je passais les après-midi chez Nina, à côté du foyer, il éteignait la lumière pour épargner, et la cuisine était éclairée par les lueurs du feu, dans la basse cheminée, qu'il servait pour nous cuisiner les repas aussi. Dehors, le temps impitoyable, il fustigeait la nature avec des pluies terribles, ou il la fouettait avec des vents glacials. L'obscurité avançait rapide, à quatre heures il était déjà nuit fait.
Devant la cheminée à la lumière éteinte, il se parlait plus de l'et du moins. Nina s'était assise sur une basse bûche de bois, je de hanche, un peu de travers l'observait, et je commençais à remarquer que les cuisses ne couvertes pas par la jupe venaient dessous embrasé la jupe et ils leur réchauffaient. Ce n'était pas ma mère, que je voyais souvent quand il se changeait, c'était une autre femme celle-là! Avec les cuisses découvertes, parfois le regard curieux se poussait au point d'au bout où les cuisses s'unissaient, et quelque chose d'obscurité les divisait. J'étais jeune et les jeune filles de cette époque il n'avait rien intéressant à faire réveiller l'envie de sexe. J'avais joué ans premier avec una jeune filles du voisinage en frottant le petite bite contre son minuscle chatte, mais ils étaient seulement jeu cognitifs ceux-là. Celle-là était par contre une femme vraie, et mon sexe se gonflait sans que je pusse le contrôler. Au soir je découvrais qu'à la pinte où le pipi sortait, il s'était crotté d'un liquide transparent et collant. Je serrai la bite dur dans la droite, et en lui faisant couler sur et je commençai à essayer une sensation agréable en bas, la bite écimait encore davantage, ainsi j'alors il semblait à la fin, après pas mal de de cette activité j'avais un sens d'assouvissement, et du pénis un peu de liquide sortait fluide aqueux et chaleur. Au lendemain revenu par école, qu'il pleuvait à torrents depuis le matin, je me rendis à l'habituel de Nina; est-ce que je la trouvai à côté du feu, est-ce que je me nous abordai pour nous chauffer moi et affectueusement (? ) il me ceignit avec le bras gauche de derrière, jusqu'à nous toucher: tout de suite la bite se durcit, je flambai en visage, j'entendais la chaleur en toute la tête; le engroussage on remarquait dans les pantalons, Nina me ceignit aussi alors avec le bras droit, en serrant les mains mais l'avant-bras, il touchait en plein mon cazzo tendu, et dans les mouvements il le frottait, il dut s'apercevoir pour force de mon état. Je regardais au milieu de ses cuisses droit, enchanté. Il s'aperçut de mes pantalons même mouillés par les chaussures à la cheville, églises alors de les enlever pour les faire essuyer au feu, si je n'avais pas de honte, il dit. Je me les enlevai, en restant en slip, celles-là en usage une fois, avec deux fentes latérales pour pouvoir sortir le pénis quand on devait uriner; le engroussage était visible manifestement, éclairé par les lueurs vives du feu. Nina m'attira près à soi, en me serrant comme avant, en appuyant son visage à ma hanche, l'avant-bras gauche encore en contact sublime avec le pénis dur, il prise à osciller sur et en bas, en frottant avec le bozzo dans les slip, il se retourna avec le visage il me donna un baiser sur la hanche sous le tricot, sur la peau nue. Le contact de ses lèvres humides me plut, je me sentis, un homme vrai, un géant. "Que tu tiens dessous ici, de dur et gros"? églises qui en nous posent sur l'empan de la main à coupe", est-ce que tu te fais mal, ainsi? il continua pendant que j'allais prendre feu comme un zolfanello; quand elle glissa la main dans la fente des slip et il saisit le cazzo tendu, que pour dimension, il restait dans l'empan de sa main confortablement. est-ce qu'il t'importune? Dis-lui ne pas avoir de peur, si je t'effraie, tu peux lui dire, tu sais qu'un po' je t'aime et je ne te ferais pas du mal" je ne répondis pas, mais je fis signe affirmatif avec la tête, pendant que tu me baissais pour mieux regarder sous sa jupe. Sa touche était immensément agréable, différent de ce de la maman, quand j'étais très plus petit, et de la pointe du pénis extrait de sa main experte, gouttes comme de rosée ils sortaient; Nina frottait avec elles l'index et le pouce. Puis il les portait à la bouche, sur la langue. Sa main derrière droit me palpait le culo, dans les slip, ceci lui conférait un aspect différent de comme la je connaissais, aussi son visage était taché de taches rouges allumées. Je frémissais pour connaître ce qu'il cachât au bout, là entre les cuisses d'adulte femelle. Beaucoup de fois j'avais observé pente la dans le potager sous les longs vêtements, ou par-dessous les escaliers qui alléguaient à l'étage que sur, dans le grenier utilisé comme grange, elle se préoccupait jamais de fermer les jambes, ou de se couvrir. Ceci avait créé en moi une curiosité croissante, aussi parce que les mêmes nudités de la maman ne produisaient pas effet égal. Sa bouche se ferma à mon sexe autour, elle était chaude et humide, en me donnant jamais sensations éprouvées premier de cette époque. je Prenais sa tête entre les mains et je poussais vers la de moi, je tâchais d'allonger la main entre ses cuisses en même temps, en réussissant seulement à toucher à la moitié de la cuisse, la peau était douce et lisse.. Perdu le poli, un sens de volatilité légère me faisait voyager en territoires inconnus et sauvagement sensuels. Ses mains montèrent caresser la poitrine sans plumes et les épaules, peu poils alors j'avais sous les aisselles et sur le pube à encadrer le sexe de gamin d'adolescent. Il se détacha et me pris pour main, il me mena dans sa chambre vide qui restait avec Rocco pur'egli malade, joint près du Letton, il le découvrit et il me souleva en m'aidant à vous monter. Fourré sous les manteaux, elle fit le tour du lit et après avoir attisé le brasier au centre de la chambre, il se dénuda en m'atteignant dessous les draps rapidement. Je n'eus pas le temps de voir sous la jupe, il fut le grand Letton et sa rapidité à me l'interdire. Il enlaça étroit me, elle avait je mets une jupe que dans le lit elle avait raccourci en les découvrant les cuisses. J'entendis sa chaleur et je me frottai au milieu de ses seins. Embrasse-moi la "il disait ainsi bon, des, là-haut avec la languette. j'exécutais et je suçais à la bouche ouverte, les gros mamelons durs comme mon bite; je l'entendais frémir, sous de moi, je restais nous dès que dès que, écluses entre ses cuisses; la petite bite pressait et il frottait dans un splendide vide mou et humide. Tu vas dessous, je" te guide il disait pendant qu'avec ses mains il me poussait en bas jusqu'à toucher au milieu des cuisses; il écarta les slip de côté et il embrasse là-haut ici, chasse la languette et il lèche comme tu fais avec la glace." Mon visage coula dans un passage entouré par poils: il y avait une fente délimitée par excroissances charnues qui sortaient de côté à la fente. La fente s'était crottée de bave légèrement du goût saumâtre. Il serrait les cuisses autour à ma tête et il poussait le bassin en sur et en bas avec rythme croissant. Il s'arrêta parcourue toute des frissons, puis il desserra la prise en les détendant peu un. Il avait le souffle haletant, il me prit pour la tête et il me tira là-haut sur d'elle, il m'embrassait sur la bouche, pendant que sa main titillait sa fente avec mon petite bite je grille, l'autre main était absorbée à me palper le culo. De nouveau prise par frénésie, il cherchait en me serrant le pénis, de faire glisser la peau mobile qui enveloppe le pénis en bas, sans réussir nous, car la pointe était plus grande que le trou de la peau. Desistette parce que je reculais. Alors il le laissa dans la fente en me saisissant avec les deux les mains sur le culo et il me tirait à si avec mouvement devant et en arrière. Je me sentais enfoncé dans sa viande chaude et je me sentais tout trempé autour de le les peli du pénis, il croisa les jambes autour dans un étau à moi et il se bloqua dans cette pose pour pas mal de temps, pendant que l'air sifflait de ses dents étroites en haletant avec le souffle gros. Il se détendit en défaisant les jambes et le lien qui nous tenait. il me prit le pénis entre les mains en faisant couler devant et en arrière la peau qui le recouvre, mais le liquide qui sortait était plus abondant que quand je le faisais tout seul. Nina resta enlacée avec moi pour pas mal de, et quand il se leva du lit je lui demandai de voir comme elle fût faite sous. Elle fort, mais de nouveau montée sur le lit, cette fois-ci debout, il me dominait, il ouvrit les cuisses en les mettant à cheval sur de moi et avec les deux les mains il s'ouvrit la fente au milieu de la masse de poils noirs et touffus. La viande était rouge je vis, avec des taches blanchâtres du liquide colante. Il rite fort en te criant plaît moccosello" il se retourna en montrant un culo énorme avec du chiappe rond de l'aspect dur", tu me plais je leur dis. Nina s'était habillée, en m'aidant à m'habiller avec les pantalons secs. Nous nous cachâmes devant la cheminée encore allumée", c'est un secret parmi nous, tu ne dois pas dire jamais rien à personne de ce que nous avons fait, il jure!. S'il t'a plu nous le faisons de nouveau, toujours si tu veux j'acquiesçai d'un signe de la tête en me chauffant les mains à la flamme de la souche ardente. continue

Giuvani uomini crescono 2°

Passò l’inverno, durante il quale, Nina mi aveva chiamato a quegli incontri spesso, ed ogni volta con cenni o mezze frasi che noi capivamo al volo. Mai io mi ero permesso di chiederle di fare “quelle cose”. Da quando il figlio Rocco si era rimesso, non era più possibile farlo come la prima volta, nella sua camera. Così una volta nel fienile sotto il tetto, altre volte nell’orto dietro alcune baracche che ospitavano gli animali da cortile. Un giorno tornando dalla scuola, vidi la nonna paterna di Rocco, indaffarata con Nina; non mi azzardai ad entrare in casa loro, ma vidi che si accingevano a partire, dato che alcune grosse borse furono caricate in un furgone adibito al trasporto di merci. Più tardi , dopo che fu partito il mezzo, entrai in casa di Nina, mentre stava sistemando alcune cose nell’armadio. La nonna aveva portato Rocco in città per delle visite mediche, e ne avrebbe approfittato per tenerselo qualche giorno con sé: una settimana o poco più. Quella sera stessa , Nina mi prese da dietro stringendomi e toccandomi davanti e di dietro. Ci spostammo nella camera sua e sul letto aperto, si distese tirando su la gonna, offrendomi la grossa fessura pelosa da leccare e succhiare. Sotto la sua guida ero divenuto abile ed esperto in questo, e nel frattempo dal mio cazzo cominciava ad uscire zampilli di liquido viscoso, ma non era riuscita a scappellarlo tutto come mi spiegò doveva essere il pene di un uomo normale. La leccavo coprendomi il viso della sua sbroda, quando ella voleva mi faceva alzare e mi attirava sopra di lei, inserendosi dentro il pene duro, ancora incappucciato. Quando ebbe fottuto abbastanza , in quella posizione, mi disse di mettermi dietro di lei, che stava sul letto a quattro zampe, come le cagne, mi avvicinai inginocchiato col cazzo premuto sulla fessa aperta, lei passò una mano da sotto le cosce ed indirizzo il cazzo unto della sua bava sul buco del culo, incitandomi a spingere forte. Entrò faticosamente nel culo di Nina, il piacere si fece intenso per me, la pressione dello sfintere, era uguale a quella esercitata dalla mano intorno al pene. Era bello davvero. Fottevo come un ossesso, entrava ed usciva dal culo di Nina, che da sotto mugolava e frignava, come una bestia in calore. Passai la mano destra, sotto la sua pancia per toccare la sua fessura, ma incontrai la sua mano che si agitava forte nella fessa. Godeva e si agitava tutta, stringeva forte il cazzo nel suo culo, mi fece iniettare dentro il seme che riversavo, nel culo. Ci ricomponemmo alla fine. Lei aveva sul viso chiazze rosse come di chi abbia bevuto troppo vino.
Due giorni dopo non dovevo andare a scuola, perciò aiutai Nina nell’orto fino a mezzogiorno, quando venne da lei una amica di vecchia data, da quando erano scolare. Di tanto in tanto si vedevano, ma era lei a venire da Nina, poi si chiudevano in casa e ne uscivano quando lei, Agnese, se ne andava. Agnese era una donna quasi della stessa età di Nina, ma il suo modo di fare era più riservato; non parlava ad alta voce, era insomma discreta, e meglio vestita di Nina, la quale per la maggior parte delle volte indossava la solita veste per il lavoro in casa, mentre nell’orto ne aveva di più dimesse, e dai colori spenti dal tempo e dall’usura. Nina preparò velocemente sul fuoco del camino, una zuppa di patate, sedano cipolle carote, verza e delle foglie di rape, in ultimo, nella cottura aggiunse del pane secco, scodellando su formaggio grattugiato. Mangiammo con allegria, Agnese si rivelò una compagnia allegra e aveva con Nina un filo invisibile che li univa, ma cosa fosse io lo ignoravo, erano affiatate. Si scambiavano pacche sulla spalla, tra un bicchiere di vino e l’altro, tirandosi la veste oppure strattonandosi, tra una risata e l’altra. Agnese insistette per farmi assaggiare un poco di vino, Nina era contraria, sapeva che mai avevo bevuto vino, alla fine Agnese si alzò , mi raggiunse dov’ero seduto e bloccandomi da dietro, mi teneva la testa ferma in mezzo alle sue tette, col bicchiere meno della metà pieno, mi ingurgitò il vino nella gola, ridendo e gridando a squarciagola. Ci sedemmo davanti al fuoco, Agnese ed io, mentre Nina lavava i pochi piatti e sparecchiava la tavola. Agnese sedeva sullo stesso ciocco basso davanti al fuoco, tenendosi la testa poggiata tra le mani ed i gomiti poggiati sulle ginocchia piegate, io in piedi accanto a lei, sbirciavo sotto le sue gonne, illuminate dai bagliori del fuoco. Aveva le cosce belle tornite bianchissime, con calze semitrasparenti che a metà coscia terminavano con una fascia elastica più scura. Appena riuscivo a scorgere le sue mutande, lei era persa, fissava un punto indefinibile nel camino, io mi ero eccitato, il mio cazzetto, automaticamente, deformava la sagoma sei miei pantaloni. Nina mi chiamò distraendomi da quello spettacolo dolce, mi diressi verso di lei, all’altro capo della cucina, Nina di spalle ad Agnese, mi afferrò il cazzo nei pantaloni, e con una lama sottile negli occhi, sibilò sottovoce, assumendo un’aria minacciosa, quasi di punizione ”dopo che ho terminato qua, andiamo tutti nella mia camera, fai il bravo e tieni il segreto! “ accompagnò le parole con una scrollata al cazzo che rilasciò subito dopo, senza che Agnese se ne avvedesse. Tornai accanto ad Agnese, sbirciando beatamente anche in mezzo alle tette nella scollatura del vestito, che non concedeva tantissimo, ma era molto per me. Agnese alzò lo sguardo verso di me e ruotò il bacino e le gambe a mio favore, sorrise, guardandomi che fissavo tutte le sue cosce, adesso fino al pacco chiuso nelle mutande chiare. Nina terminò le incombenze avviandosi nella sua camera, chiamò a sé Agnese, che sempre sorridendomi la seguì sculettando in modo plateale. Mi sedetti sul ciocco davanti al camino da solo tenendo una mano tra le gambe a solleticare il cazzo duro che mi procurava un certo prurito su nella punta oliata da gocce di liquido. La venuta di Agnese proprio non ci voleva, quel pomeriggio era perfetto per stare con Nina a fare “quelle cose” cosi limavo il cazzo al calore del fuoco. Mi sentii chiamare, la voce di Nina mi scrollò dai miei pensieri, così mi alzai ed entrai nella sua camera: stavano ficcate sotto le coperte, in terra i loro vestiti giacevano ammucchiati alla rinfusa; Nina mi fece cenno di entrare nel letto, così mi spogliai e mi posi accanto a lei, che stava abbracciata con Agnese, tutte nude. Entrai sotto le lenzuola, avvicinandomi a Nina, che mi toccò subito il cazzo eretto, e ridendosela con Agnese, lo accarezzava , mentre ella succhiava e leccava le tette all’amica. Nina lasciò le tette e s’immerse sotto le coltri dove raggiunse il pube di Agnese cominciando a leccarle la fessura, come faceva fare a me. Agnese mi tirò vicino, offrendomi le sue tette, così ella mi toccava il pene per la prima volta. Ignaro di come lo stesse facendo Nina là sotto, mi beavo delle poppe gonfie e del piacere che ne avevo, Agnese, respirava affannosamente vibrando spasmodicamente, mi attirò a sé portando la sua bocca aperta sulle mie labbra, che si dischiusero al tocco della sua lingua calda ed umida, l’intrufolò lesta, nella mia bocca; le sue braccia si chiusero intorno alle mie spalle stringendomi, colma di lussuria, cominciò a biascicare parole sconnesse, poi s’irrigidì stirandosi ed emettendo un sibilo ed un prolungato ahhhh! Emerse piano strisciando da sotto Nina, anch’ella paonazza in viso e con lo sguardo truce e bramoso, mi volse pancia in su, e si avventò sul cazzo ritto per ficcarselo nella bocca vorace. Cominciò il su e giù, prima piano, poi accelerando il movimento in modo spasmodico e convulso; Agnese andò dietro di lei leccandola come fosse una cagna, prona aperta, disponibile. Agnese la incitava dicendo “ dai, troia vacca, succhialo il tuo porcellino, zoccola godi a fontana nella mia bocca!” Nina smise , montò a cavalluccio sul mio pube e s’infilò il cazzetto nella fessura, schiumosa, iniziò l’anti rivieni, scivolando sul mio corpo, lasciando su di esso una scia umida e vischiosa. Si spinse forte sopra di me, inarcando il bacino. Si fermò grugnendo oscenamente, Agnese la leccava come poteva, davanti, di dietro, lappando il filo di bava ch’ella lasciava. Si scambiarono i posti, Agnese mi venne sopra, montandomi; la sua fessura era meno pelosa ed i peli più chiari, quasi come i miei capelli, forse più calda, oppure era solo impressione, ma era piacevolissimo. Quando anche Agnese vibrò tutta, sibilando e contorcendosi, mi estrasse il pene dallo spacco in mezzo alle sue cosce inzuppato di muco trasparente, lo presero entrambe, lo menavano su e giù con foia crescendo, un calore saliva dai lombi su per la colonna fino alla testa, il pene era come intorpidito, non avvertivo che piacere, al culmine del quale m’inarcai e sentii uno zampillo caldo ricadere sulla pancia; le femmine leccavano il liquido contendendoselo a vicenda. Giacqui beato in mezzo a due femmine mature, che mi avevano iniziato e fatto conoscere il sesso, con tenerezza e senza forzature.
Mi avevano aiutato a modificare la struttura del mio pene, cosa che da solo, ma soprattutto in una maggiore età sarebbe risultato complicato e doloroso. Mai questa storia è stata riferita a chicchessia,e nessuno, al di fuori dei protagonisti n’era a conoscenza. Quando qualche mese prima di sposarmi con la mia fidanzata ho fatto visita concordata con Nina ed Agnese, ormai visibilmente anziane, abbiamo fatto per l’ultima volta sesso insieme. Alla fine, dopo anni di reciproca soddisfazione ed aiuti anche economici, per regalo mi hanno donato un grosso anello d’oro raffigurante una testa di leone con in bocca un rubino rosso sangue, e due brillantini incastonati negli occhi. Si ero un moccosello, mi hanno fatto un uomo-leone. Grazie. Alla loro memoria. Fine.

Versione francese 2°

Il passa l'hiver pendant qui, Nina m'avait souvent appelé à ces rencontres, et chaque fois avec des signes ou demi phrases que nous comprenions au vol. Je m'étais jamais permis de leur demander de faire "ces choses". De quand le fils Rocco s'était remis, il n'était plus possible de le faire comme la première fois, dans sa chambre. Ainsi une fois dans la grange sous le toit, autres fois dans le potager derrière quelques baraques qu'ils recevaient les animaux de cour. Un jour qui en revient de l'école, je vis la grand-mère paternelle de Rocco, occupée avec Nina; je ne me hasardai pas à entrer dans leur maison, mais je vis qu'ils s'apprêtaient à partir, étant donné que quelques-unes gros sacs furent chargés dans un fourgon destiné au transport de marchandises. Plus tard, après qu'il fut parti le demi, j'entrai en maison de Nina, pendant qu'il était en train de ranger quelques choses dans l'armoire. Vous grand-mère avait emmené Rocco en ville pour des visites médicales, et il en aurait profité pour le lui tenir quelque jour avec soi: une semaine ou peu plus. Ce soir même, Nina me prit de derrière en me serrant et en me touchant devant et de derrière. Nous nous déplaçâmes dans sa chambre et sur le lit ouvert, il s'étendue en tirant sur la jupe, en m'offrant la grosse fente poilue à lécher et sucer. Sous son guide j'étais devenu adroit et expert en celui-ci et nel frattempo de mon bite il commençait à sortir jets d'eau du liquide visqueux, mais elle n'avait pas réussi à lui ouvrir tout comme il m'expliqua il devait être le pénis d'un homme normal. Je la léchais en me couvrant le visage de son sperm, quand elle voulait il me faisait lever et il m'attirait sur d'elle, en les insérant dans le pénis dur, encore encapuchonné. Quand il en eut assez, dans cette position, il me dit de me mettre derrière d'elle, qu'il restait sur le lit à quatre pattes comme les chiennes, je me rapprochai s'agenouillé avec la bite pressé sur la fendue ouverte, elle passa une main par-dessous les cuisses et adresse la bite gras de sa bave sur le trou du cul, en m'incitant à pousser fort. Il entra dans le cul de Nina péniblement, le plaisir se fit intense pour moi, la pression du sphincter était égale autour d'à cette exercée de la main le le pénis. Il était beau vraiment. Je baiseé comme un possédé entrait et il sortait du cul de Nina, qu'il marmonnait par-dessous et il pleurnichait, comme une bête en chaleur. Je passai la main droite, sous son ventre pour toucher sa fente, mais je rencontrai sa main qu'il s'agitait fort en la fendue. Il jouissait et il s'agitait toute, il serrait fort la bite dans son cul me fit injecter dans la graine qui reversais dans le cul. Nous nous reconstituâmes à la fin. Elle avait sur le visage taches rouges j'aie bu trop de vin comme de qui.
Deux jours je ne devais pas aller à l'école après, donc j'aidai Nina dans le potager jusqu'à le midi, quand il vint chez elle une amie de vieille il date, de quand ils étaient élève. De temps en temps ils se voyaient, mais il était elle à venir de Nina, puis ils se fermaient en maison et ils en sortaient quand elle, Agnese, en allait. Agnese était une femme presque du même âge de Nina, mais sa manière de faire était plus réservée; il ne parlait pas à la haute voix, elle était discrète enfin, et mieux habillée de Nina qui mettait le vêtement habituel pour le travail en maison pour la plus grande partie des fois, pendant que dans le potager il en avait de plus modestes, et éteintes par les couleurs depuis le temps et de l'usure. Nina prépara sur le feu de la cheminée rapidement, une soupe de pommes de terre, céleri oignons carottes, chou frisé et des feuilles de navets, en dernier, dans la cuisson il ajouta du pain sec en versant sur fromage râpé. Nous mangeâmes avec gaieté, Agnese se révéla une compagnie gaie et il avait avec Nina un fil invisible qui les unissait, mais ce qu'il fût je je l'ignorais, elles étaient homogènes. Ils échangeaient tapes sur l'épaule, entre un verre de vin et l'autre, en les tirant le vêtement ou en les bousculant, entre un éclat de rire et l'autre. Agnese insistait pour faire me goûter un peu de vin, Nina elle était contraire, il savait que j'avais jamais bu vin, à la fine Agnese il se leva, il m'atteignit où je m'étais assis et en me bloquant d'il me tenait derrière la tête arrêté au milieu de ses tétons, avec le verre moins de la moitié plein m'ingurgita le vin dans la gorge, en risant et en criant à tue-tête. Nous nous assîmes devant le feu, Agnese et moi, pendant que Nina lavait les peu plats et il débarrassait la table. Agnese s'asseyait sur la même basse bûche devant le feu, en les tenant la tête appuyée entre les mains et les coudes appuyés sur les genoux pliés, je debout à côté d'elle, je lorgnais sous ses jupes, vous éclairées par les lueurs du feu. Il avait les belles cuisses tournées blanches, avec des bas demi-transparent qui à la moitié cuisse ils terminaient avec une gaine plus sombre. Je réussissais à peine à apercevoir ses slip, elle était perdue, il fixait un point indéfinissable dans la cheminée, je m'étais excité, mon petite bite déformait la silhouette automatiquement, tu es mes pantalon. Nina m'appela en me distrayant de ce spectacle doux, je me dirigeai je verse d'elle, à l'autre chef de la cuisine, Nina d'épaules à Agnese me saisit labite dans les pantalons, et avec une lame mince dans les yeux, il siffla à voix basse, en assumant un air menaçant, presque de punition "après que j'ai ici terminé, allons tous dans ma chambre, tu fais le bon et tu tiens le secret! il accompagna les mots avec un secouement a la bite qui relâcha tout de suite après, sans qu'Agnese en s'aperçût. Je revins à Agnese à côté, en lorgnant aussi béatement au milieu des tétons dans le décolleté du vêtement qui n'accordait pas beaucoup de, mais il était beaucoup pour moi. Agnese leva le regard vers de moi et il tourna le bassin et les jambes à mon service, il, en me regardant que je fixais toutes ses cuisses, maintenant jusqu'à le le paquet fermé dans les slip clairs. Nina termina les tâches en les acheminant dans sa chambre, il appela à soi Agnese, qu'en me souriant la suivit toujours en se dandinant de manière grossière. Je m'assis sur la bûche tout seul devant la cheminée en tenant une main entre les jambes à chatouiller la bite dur qui me procurait là-haut une certaine démangeaison dans la pointe huilée par gouttes du liquide. La venue d'Agnese vraiment il ne nous voulait pas, cet après-midi était parfait pour rester avec Nina à faire "ces choses" je limais ainsi la bite à la chaud du feu. Je me sentis appeler, la voix de Nina me secoua de mes pensées, je me levai ainsi et j'entrai dans sa chambre: ils restaient vous fourrez sous les couvertures, en terre leurs vêtements languissaient pêle-mêle entassé; Nina me fit signe d'entrer dans le lit, je me déshabillai ainsi et je me mis à côté d'elle, qu'il restait enlacée avec Agnese toutes nues. J'entrai sous les draps, en se me rapprochant de Nina, que tout de suite il me toucha la bite droit, et en risant il elle avec Agnese, il le caressait, pendant qu'elle suçait et il léchait les tétons à l'amie. Nina laissa les tétons et il se plongée sous les manteaux où il atteignit le corp d'Agnese en commençant à leur lécher la fente, comme il faisait faire à moi. Agnese me tira près, en m'offrant ses tétons, elle me touchait ainsi le pénis pour la première fois. Ignorant de comme le mêmes en faisant là-dessous Nina, je me délectais des poupes gonflées et du plaisir qui en avais, Agnese respirait en vibrant spasmodiquement fiévreusement, il m'attira à soi en portant sa bouche ouverte sur mes lèvres, qu'ils s'ouvrirent à la touche de sa langue chaude et humide, elle glissa leste le, dans ma bouche; ses bras se fermèrent à mes épaules autour en me serrant, pleine de luxure, il commença à mâchonner mots disjoints, puis il se raidit en les repassant et en émettant un sifflement et un ahhhh prolongé! Il émergée plat Nina par-dessous en se traînant, elle aussi violacée en visage et avec le regard torve et avide, il me tourna ventre en là-haut, et il se lança sur la bite droit pour le lui fourrer dans la bouche vorace. Il commença le sur et en bas, étage premier, puis en accélérant le mouvement de manière spasmodique et convulsive; Agnese alla d'elle derrière en la léchant comme ce fût une chienne, penchée ouverte, disponible. Agnese l'incitait en disant des, poucelle vache -lui ton porcelet, zoccola tu jouis à la fontaine dans ma bouche"! Nina arrêta, il monta à petit cheval sur mon corp et il s'enfila le petite bite dans la fente, mousseuse, il commença le va-et-vient, en glissant sur mon corps en laissant sur lui une traînée humide et visqueuse. Il se poussa fort sur de moi, en arquant le bassin. Il s'arrêta en grognant d'une façon obscène, Agnese la léchait comme il pouvait, devant, de derrière, en lapant le fil de bave qu'elle laissait. Ils échangèrent les places, Agnese me vint sur, en me montant; sa fente était moins poilue et les poils les plus clairs, presque comme mes cheveux, peut-être plus chaude, ou il était seulement impression, mais il était agréable. Quand aussi Agnese vibra toute, en sifflant et en les tordant, il me le pénis de la fente au milieu de ses cuisses trempées de mucus transparent, ils le prirent les deux, ils le frappaient sur et en bas avec rut en grandissant, une chaleur montait des lombes dans la colonne jusqu'à la la tête, le pénis il était comme engourdi, je n'avertissais pas que plaire, au comble dont je m'arc-boutai et j'entendis un jet d'eau chaud retomber sur le ventre; les filles léchaient le liquide en le lui disputant à l'événement. Je languis bienheureux au milieu de deux filles mûres, qu'ils avaient initié m'et fait connaître le sexe avec tendresse et sans forcements.
Ils m'avaient aidé à modifier la structure de mes peines, chose que tout seul, mais surtout en le plus grand âge il aurait résulté compliqué et douloureux. Cette histoire a jamais été rapportée à personne, sauf les aucuns protagonistes il était à la connaissance. Quand quelque mois avant de m'épouser avec ma fiancée j'ai fait visite fixée avec Nina et Agnese, anciennes ont maintenant fait visiblement ensemble pour la dernière fois sexe. À la fin, après ans de satisfaction réciproque et aides économiques aussi, pour cadeau ils m'ont donné une grosse bague d'or à la forme d'une tête de lion avec en bouche un rubis sang rouge et deux brillants enchâssés dans les yeux. Vous étaient un gamins, mais ils m'ont fait un homme-lion. Merci. À leur mémoire. Fin.

mercoledì 10 dicembre 2008

Lalettura della mano del cazzo

La mattina scorre veloce quando s’ha da fare con gli uffici della pubblica amministrazione, di conseguenza quel giorno, di buona ora ero giunto in città per disbrigare delle incombenze burocratiche. A metà mattinata, con tanta fortuna ero riuscito a portare a termine le faccende occorrenti. Percorrevo il lungomare a piedi per raggiungere l’auto che avevo parcheggiato nella solita area, previo pagamento del biglietto ( ticket, non mi piace! Lo so è scontato ma, i neologismi inutili di danno fastidio. È una mia personale peculiarità) apro la portiera e prima che mi sieda mi si affianca all’auto una donna strana, molto scura di carnagione, vestita in modo variopinto direi, con una gonna stranamente civettuola e corta. Chiede l’elemosina, allunga la mano, insistente e stridente
“ la sorte signore, vi leggo la sorte” insiste inclinando la testa su di un lato. L’osservo attentamente meno di trenta anni, contro i miei ventidue, capelli neri bluastri, attorcigliati con pettenessa, un viso gradevole abbronzatissimo, con un vistoso punto blu su di un lato della guancia, sulla mano nella biforcazione tra l’indice ed il pollice cinque puntini blu come se fossero stati fatti con la biro, a formare una croce. Le gambe tornite, la gonna sopra il ginocchio di un buon palmo, illuminate dal sole mattutino, avevano un aspetto accattivante e sensuale. Cercai di liquidarla ma, ogni tentativo sembrava non sortire l’effetto desiderato. I miei progetti per il resto della mattinata erano: visita ad una prostituta giovane che ero quasi un abitudinario per lei, infatti, la chiamavo ed ella mi confermava l’appuntamento in una casa di comodo. Poi visitina alla spiaggia per un bagno salutare fino al pomeriggio ma, quel mattino qualcosa non girava per il verso giusto. Non avevo intenzione di darle il becco d’un quattrino.
“non tengo spiccioli con me” sostenevo scocciato” ho da fare” incalzavo, e lei
“ vi leggo la mano signò, il futuro la fortuna!” ed io “ se leggi il futuro saprai che ho da fare e vado di fretta! “
Scocciato ma non arrabbiato anche perché aveva nei modi di fare una dolcezza disarmante, giocai la carta della sincerità.
“ senti ho con me solo ( dissi meno della metà che avrei dovuto dare alla prostituta per la prestazione) xxx lire e mi servono per fare una cosa importante, tra il dire ed il fare, mi scappò che avevo bisogno di stare con una femmina, e che avevo appuntamento con ella.
“ li dai a me quei soldi, ti do quello che cerchi o, io non ti piaccio? Allora, “ incalzava tutta presa lei” non hai fiducia in me, non ti fidi? “ guardava le mie gambe nude, avevo indosso un corto pantaloncino per il mare ed una maglietta aderente, alzò la gamba poggiando il piede nel vano della portiera, la gonna corta si tirò indietro mostrandomi la gamba affusolata fin quasi alle mutandine. Perché no? Mi chiesi, una puttana vale l’altra e, questa non l’avevo mai scopata. Montò in macchina in modo volgare, sfacciatamente volgare. Lei mi dirigeva verso la roulotte ch’ella aveva poco fuori città verso la marina. Mentre guidavo la guardavo meglio, aveva due bei meloni per tette, ben coperte però, lei allungò la mano sulle mie gambe scoperte arrivando fino all’attaccatura delle cosce, con un rapido gesto tastò la mia virilità, io allargai meglio le cosce per facilitarle il compito.
Giungemmo a destinazione dove una roulotte era agganciata ad una grossa vettura Mercedes nera brillante. Entrammo all’interno, sorprendentemente lindo e pulito, stretto per quanto una roulotte poteva esserlo ma, ordinato. Ci spogliammo osservandoci vicendevolmente, lei era piacevolmente in sovrappeso, quel poco che sottolineava la sua età matura; alle orecchie portava due grossi cerchi d’oro, il che ne accentuava la volgarità ed il gusto dell’esotismo Prese dell’acqua in un recipiente, si lavò abbondantemente, lo stesso fece a me, quindi, dopo mi distese sul letto, massaggiò il pene eretto e prese a succhiarlo avida; io le accarezzavo le cosce su, su fino al monte di venere, fra la peluria nera corvina, una fessura rossa accesa, le inserii un dito a solleticare le labbra esterne. Lei lo faceva con un trasporto inusitato, il che mi convinse che non lo facesse solo per il danaro ma, invero per il mero piacere di fare sesso. Avvampai e la travolsi montandola sopra coprendola di baci sul collo e strofinando il cazzo duro tra le sue cosce. Sospiravamo all’unisono, avevo voglia di penetrare dentro di lei, mi stavo apprestando a farlo quando mi fermai: non avevo indossato ancora il preservativo. Lo presi dal marsupio, lo indossai facendolo scorrere sino alla base del cazzo ricurvo. Lei osservò tutta l’operazione con un certo rammarico e forse con una nota di disgusto ma, era necessario per l’incolumità di entrambi. Le ficcai dentro l’arnese incappucciato e presi a stantuffarla. Veramente, lo dico veramente, era stretta abbastanza per quanto potessi immaginare. Ella si puntellava sui talloni alzando il bacino offrendosi ai colpi di ariete che le infliggevo, incurante del suo piacere, concentrato solo sul mio, dato che la pagavo ella non aveva diritto al godimento. Ciò nonostante la sentivo fremere, e con ella saliva la mia eccitazione, la sentivo mia, in mio potere. Mi chiuse le gambe intorno alla schiena bloccandomi in una presa da boxeur, ne sentii distintamente l’orgasmo, l’ennesimo che l’attanagliava e la faceva fremere tutta. Mi rilassai e lasciai che il calore mi avvinghiasse salendo su per la schiena, mi infiammò la testa, persi il contatto con la realtà, fluttuando in una sorta di limbo, appena percepivo il seme che defluiva ad ondate in successione all’interno della fica della mora. Restammo così sudati e appagati per un po’, quindi le sfilai il cazzo con appeso il preservativo col serbatoio pieno di liquido opalescente, lo tolsi gettandolo nel vicino contenitore. Lei si alzò dal letto tutta sculettante, prese altra acqua, mi lavò poi lavò se stessa, quindi mi si inginocchiò davanti prendendo di nuovo il cazzo in bocca. Prese a succhiare con lena, a volte faceva scorrere i denti lungo l’asta, per poi mordicchiare la cappella ma, senza farmi sentire dolore. Ripresi il vigore giovanile. Il cazzo mi si ergeva ricurvo, frenato dal lembo di pelle, sì dal frenulo, appunto. Spariva per un bel pezzo nelle sue fauci. Poi tirava indietro la testa, lasciando lungo l’asta delle scie biancastre di bava. Non manteneva un ritmo fisso ma, alternava velocità ad una lentezza esasperante, per poi fermarsi a lappare intorno alla base della cappella infiammata. Il primo schizzo di sborra la colpì inaspettato nell’occhio sinistro, poi la sequenza di liquido le imbrattò i capelli e giù fino alle tette belle e sode. Lei lo prese alla base e, con esso si randellava sulle labbra carnose e sulla lingua ormai colma di liquido opalescente. Ci lavammo di nuovo e, stavolta mi rivestii, mentr’ella indossò solo un babydoll rosa trasparente. Attorno al tavolo-penisola prendemmo un caffè quindi mi accinsi ad andare via. Sei grosso, mi disse te lo ha detto qualcuna che hai il cazzo grosso, cioè largo intendo? Annuii dirigendomi alla porta, dopo averle dato un bacio sulla bocca. Sull’uscio la porta si aprì dall’esterno, entrò un uomo salutando entrambi. Era vestito con un gessato nero in tessuto leggero, sul capo portava un avana bianco con fascia nera e pennetta di pernice. Sul viso paffuto il solito puntino blu, ed al collo una vistosa catena di oro massiccio, le dita delle mani anch’esse ricoperte di vari anelli d’oro. Tra loro parlavano un linguaggio inafferrabile che non riuscivo a comprendere. Si sedette mentre lei mi raggiunse alla porta sussurrandomi che quando volevo potevo passare di là a vedere se c’era la roulotte, le infilai tra le dita le banconote poi la porta si chiuse alle mie spalle. Il ticchettio sui vetri della macchina, coperto dal rombo del motore, mi fece voltare lo sguardo di lato, aprii il vetro di uno spiraglio ed ella lasciò cadere all’interno della macchina le banconote datele poc’anzi, accompagnò il gesto serrando le labbra in un bacio volante. La spiaggia mi attendeva, a coronare quella meravigliosa mattina d’estate.

Lalettura della mano del cazzo ( in Francese)

Le matin coule rapide quand on a à faire avec les bureaux de l'administration publique, par conséquence ce jour, de bonne heure j'étais arrivé en ville pour expédier des tâches bureaucratiques. À la moitié matinée, avec beaucoup de chance j'avais réussi à mener à terme les ménages nécessaires. Je parcourais la promenade à pied pour atteindre l'auto qui avais garé dans la zone habituelle, payement préalable du billet,( ticket ne me plaît pas! Je le sais il est escompté mais, les néologismes inutiles de je suis désagréable. C'est mon personnel particularité), j'ouvre la portière et avant que je m'asseye il se place aux côtés de l'auto une femme étrange, très sombre de teint, habillée de manière bariolée je dirais, avec une jupe coquette et courte étrangement. Il demande l'aumône, il allonge la main, insistant et avec voix stridente.
le sort monsieur vous lit le sort" il insiste en inclinant la tête sur un côté. Je l'observe attentivement moins de trente ans, contre les miens vingt-deux, cheveux noirs bleuâtres tortillés, un visage agréable bronzé, avec un point bleu voyant sur un côté de la joue, sur la main dans la bifurcation entre l'index et le pouce cinq points bleus comme si ils eussent été faits avec le biro à former une croix. Les jambes tournées, la jupe sur le genou d'une bonne empan éclairée par le soleil matinal, ils avaient un aspect agréable et sensuel. Je tâchai de la liquider mais, chaque tentative semblait ne pas produire l'effet désiré. Mes projets pour le reste de la matinée étaient: visite à une prostituée jeune qui étais presque un routinier pour elle, en effet, je l'appelais et elle me confirmait le rendez-vous dans une maison de confort. Puis visite à la plage pour un bain salutaire jusqu'à le l'après-midi mais, ce matin quelque chose ne tournait pas pour le vers juste. Je n'avais pas intention de leur donner le bec d'un sou.
"je ne tiens pas monnaies avec moi" je soutenais embêté" j'ai à faire" je harcelais, et elle
je vous lis la main monsieur, l'avenir la chance"! et je si tu lis l'avenir tu sauras que j'ai à faire et je vais de hâte!
Embêté mais ne devenu pas enragé aussi parce qu'il avait des manières de faire une douceur désarmante, je jouai le papier de la sincérité.
tu entends j'ai avec moi seul,( je dis moins que la moitié qui aurais dû donner à la prostituée pour la performance), xxx lires et ils me servent pour faire une chose importante, entre le dire et le faire s'échappa que j'avais besoin de rester avec une fille, et que j'avais rendez-vous avec elle.
est-ce que tu les donnes à moi cet argent, est-ce que je te donne ce qui cercles ou, est-ce que je ne te plais pas? Alors", est-ce qu'il harcelait toute prise elle" tu n'as pas confiance en moi, est-ce que tu ne te fies pas? il regardait mes jambes nues, j'avais je mets un shoort court pour la mer et un tricot collant, il leva la jambe en appuyant le pied en le vain de la portière, la jupe courte on tira en me montrant la jambe fuselée en arrière jusque presque aux culottes. Pourquoi non? Je me demandai, una putain vaut l'autre et, celle-ci je ne l'avais jamais balayée. Il monta en voiture de manière vulgaire, effrontément vulgaire. Elle me dirigeait vers la roulotte qui avait hors ville peu vers la marine. Pendant que je guidais je la regardais mieux, il avait deux beaux melons pour tétons, bien couverte cependant, elle allongea la main sur mes jambes découvertes en arrivant jusqu'à le le point d'attache des cuisses, avec un geste rapide il tâta ma virilité, j'élargis les cuisses mieux pour leur faciliter le devoir.
Nous joignîmes à destination où une roulotte était accrochée à une grosse voiture Mercedes brillant noir. Nous entrâmes à l'intérieur, de façon surprenante propre et propre, étroit bien qu'une roulotte pouvait être il mais, ordonné. Nous nous déshabillâmes en nous observant mutuellement, elle était en surpoids agréablement, ce peu qui soulignait son âge mûr; aux oreilles il portait deux gros cercles d'or, le qu'il en accentuait la vulgarité et le goût de l'exotisme il Prit de l'eau dans un récipient, il se lava abondamment, le même fit à moi, donc, il me détendit après sur le lit, il massa le pénis droit et prises à le sucer avide; je lui caressais là-haut les cuisses, là-haut jusqu'à le le mont de vénus, entre le duvet noir de jais, une fente rouge allumée lui inséra un doigt à chatouiller les lèvres extérieures. Elle le faisait avec un transport insolite, le qu'il me convainquit qu'il ne le fît pas seulement pour l'argent mais, en vérité pour le pur plaire de faire sexe. Je flambai et je l'emportai en la montant sur en la couvrant de baisers sur le cou et en frottant la bite dur entre ses cuisses. Nous soupirions à l'unisson, j'avais envie de pénétrer dans elle, j'étais en train de m'apprêter à le faire quand je m'arrêtai: je n'avais pas encore mis le préservatif. Le prit du marsupium, je le mis en lui faisant couler à la base de la bite recourbé même. Elle observa toute l'opération avec un certain regret et peut-être avec une caractéristique de dégoût mais, il était nécessaire pour l'intégrité de les deux. Je les fourrai dans l'outil encapuchonné et pris a la baiser. Je lui dis réellement, vraiment, elle était serrée assez bien que je pusse imaginer. Elle on étayait sur les talons en levant le bassin en les offrant aux coups de bélier que je leur infligeais, insouciant de son plaisir, concentré seulement sur le mien, étant donné que je la payais elle n'avait pas droit à la jouissance. Malgré cela je l'entendais frémir, et avec elle il montait mon excitation, je l'entendais mienne, dans mon pouvoir. Il me ferma autour de les jambes le le dos en me bloquant dans une prise de boxeur, j'en entendis distinctement l'orgasme, l'énième qu'il le serrait et il la faisait frémir toute. Je me détendis et je laissai que la chaleur me serrât en montant dans le dos, il m'enflamma la tête, perdu le contact avec la réalité, en flottant dans une sorte de limbes, dès que je percevais la graine qui s'écoulait aux grosses vagues en succession à l'intérieur de la chatte de la mûre. Nous restâmes si en sueur et assouvi pour un po, donc je lui défilai la bite avec suspendu le préservatif avec le réservoir plein du liquide opalescent l'enleva en le jetant dans le récipient voisin. Elle se leva du lit tout sculettante, il prise autre eau, il me lava puis il lava si même, donc il s'agenouilla devant en prenant de nouveau la bite en bouche. Il prise à sucer avec du lena, parfois il faisait couler les dents le long de la hampe, pour puis mordiller la chapelle mais, sans faire m'entendre douleur. Repris la vigueur jeune. La bite se dressait recourbé me, freiné par le bord de peau, oui du frenulo, note. Il disparaissait pour un beau bout dans sa buche. Puis il tirait la tête en arrière, en laissant long la hampe des traînées blanchâtres de bave. Il ne maintenait pas de rythme fixe mais, il alternait vitesse à une lenteur exaspérante, pour puis s'arrêter à laper l'autour de la base de la chapelle enflammée. L'éclaboussure premier de sperm frappa inattendue la dans l'oeil gauche, puis la séquence du liquide lui salit les cheveux et en bas jusqu'à les les beaux et durs tétons. Elle les prises à la base et, avec lui on matraquait sur les lèvres charnues et sur la langue pleine maintenant du liquide opalescent. Nous nous lavâmes de nouveau et, cette fois-ci je me se rhabillai, pendant qu'elle mit seulement un babydoll transparent rose. Autour de la table-péninsule nous prîmes un café donc je m'apprêtai à partir. Est-ce que tu es gros, est-ce qu'il me dit il te l'a dit quelqu'un qui as la bite gros, c'est-à-dire large j'entends? J'acquiesçai d'un signe de la tête en me dirigeant à la porte, après leur avoir donnée un baiser sur la bouche. Sur la porte la porte s'ouvrit de l'extérieur, un homme entra en saluant les deux. Il était habillé avec un plâtré noir en tissu léger, sur la tête il portait un avana blanc avec bande noire et stylo de perdrix. Sur le visage potelé le point bleu habituel, et au cou une chaîne voyante d'or massif, les doigts des mains elles recouverts de bagues différentes d'or aussi. Entre eux ils parlaient un langage insaisissable qui ne réussissais pas à comprendre. Il s'assit pendant qu'elle m'atteignit à la porte en me murmurant que quand je voulais je pouvais passer de là à voir s'il y avait la roulotte, puis je leur enfilai entre les doigts les billets la porte il se ferma à mes épaules. Le tic-tac sur les verres de la voiture couvert par le grondement du moteur, il me fit tourner le regard de côté, j'ouvris le verre d'un interstice et elle il laissa tomber à l'intérieur de la voiture les billets donne-toi naguère la, il accompagna le geste en serrant les lèvres dans un baiser volant. La plage m'attendait à couronner ce matin merveilleux d'été.